Via delle Fonti e dei Mulini di Cantagallo

La Via delle Fonti e dei Mulini di Cantagallo è un suggestivo percorso di 7 giorni che si sviluppa su sentieri CAI, quasi interamente all’interno del Comune di Cantagallo, e che mette al centro dell’attenzione l’acqua come elemento centrale e dialettico fra natura e uomo: da un lato, quindi, la sua nascita attraverso la scoperta delle fonti autoctone e dei torrenti di montagna, dall’altro il suo utilizzo per l’attività umana nelle aree più rurali del territorio grazie alla presenza di decine di mulini.

L’itinerario si snoda nell’incantevole Riserva Naturale Acquerino Cantagallo e nella Valle del Limentra. Tra sentieri e mulattiere si susseguono foreste imponenti, i caratteristici borghi montani come L’Acqua, Fossato, Gavigno, La Centrale, Peraldaccio, mulini sospesi tra storia e tradizione, alcuni dei quali attivi tutt’ora e infine i protagonisti della Via: ruscelli, sorgenti, le acque della Via delle Fonti e dei Mulini.

Il percorso si può fare in 7 giorni ma è pensato anche per essere percorso con singole tappe ad anello in una sola giornata. 

Tappa 1

dal Centro Visite di Cantagallo a Cascina di Vespaio​

Dal Centro Visite si supera il rio Ceppeta e si entra nella Riserva Naturale Acquerino Cantagallo. Qui il percorso ci accompagna tra suggestive faggete e castagneti fino a portarci a Cascina di Vespaio, antica struttura agricola che conserva un’atmosfera autentica e raccolta dove è possibile pernottare.

Lungo il cammino si incontrano testimonianze della vita rurale di un tempo, come le cannicciaie per essiccare le castagne, il rifugio Le Cave, il bivacco di Cerliano e il borgo di Luogomano, segnato dagli eventi della Seconda guerra mondiale. L’acqua è protagonista tra fonti, ruscelli e piccoli torrenti che accompagnano il viandante fino alle affascinanti sorgenti del Bisenzio.

Pernottamento tappa: Cascina di Vespaio.

Variante giornaliera ad anello “Centro Visite di Cantagallo – Foce ai Fontanini”, scarica la traccia GPX.

Tappa 2

Da Cascina di Vespaio a Cascina di Spedaletto

L’area di Cascina di Vespaio era un tempo dedicata alle attività agricole e alla castanicoltura, parte della Fattoria di Javello. Proseguendo si arriva al borgo rurale di Luogomano, dove troviamo la suggestiva Cascina delle Barbe, punto di sosta ideale per gli escursionisti. Le Cascine si caratterizzavano per il maggior numero di capi di bestiame allevati, ed erano protagoniste di questi boschi nei primi anni del Novecento (Spedaletto, Le Barbe, Cerliano, Vespaio e Cave).

Attraversando fresche faggete e seguendo i sentieri che costeggiano la Fonte delle Pellacchie e la Fonte degli Acerelli, arriviamo alla storica Cascina di Spedaletto: accesso alla Riserva dal versante pistoiese, rifugio accogliente e centro visite molto frequentato.

Pernottamento tappa: Cascina di Spedaletto.

Variante giornaliera ad anello “Cascina di Spedaletto – Cascina di Vespaio”, scarica la traccia GPX.

Tappa 3

Dalla Cascina di Spedaletto al Rifugio Pacini

Da Cascina di Spedaletto ci dirigiamo verso i confini provinciali, attraversando il torrente Limentrino. Superato il corso d’acqua, entriamo nella provincia di Pistoia, immergendoci in paesaggi suggestivi e incontaminati. Proseguendo il nostro cammino, poco dopo torniamo nel territorio di Cantagallo, percorrendo il tracciato lungo la Limentra di Treppio o la Limentra Orientale, entrambe circondate da fitte faggete. Da qui scorgeremo la Chiesetta del Monachino, nel Comune di Sambuca Pistoiese.

Dal Monachino si prosegue in direzione del Monte Bucciana, una delle cime più alte dell’Appennino pratese, per poi raggiungere la Fonte di Lavacchio, Fonterebbi e alla fine il Rifugio Pacini al Pian della Rasa, punto di sosta e di arrivo, ideale per gli amanti del trekking.

Pernottamento tappa: Rifugio Pacini.

Variante giornaliera ad anello “Cascina di Spedaletto – Fonte di Lavacchio”, scarica la traccia GPX.

Tappa 4

Dal Rifugio Pacini a Fossato

Ci troviamo nel settore più occidentale dell’Appennino di Cantagallo, sule vallate del Bisenzio e della Limentra. Partiamo da Rifugio Pacini, inaugurato nel 1936 dalla sezione pratese del CAI e situato sull’ampia distesa del Pian della Rasa, da sempre un punto di riferimento per escursionisti e appassionati della montagna. Da qui si raggiungono la Fonte di Michele, la Fonte di Pluto o la Fonte di Frascineta, tutte immerse in suggestive foreste.

L’impatto dell’acqua si riscontra nella toponomastica: proseguendo sulle sponde della Limentra troviamo il borgo de L’Acqua. Inoltre l’acqua ha permesso il sorgere di un articolato sistema di mulini idraulici di origine medievale. Pensiamo al Mulino dei Turchi, documentato già nel 1043 e che macinava cereali e castagne; o i mulini di Fossato, più a valle costeggiano la Limentra. Uno di questi antichi opifici è ancora oggi funzionante e produce la tradizionale farina dolce, testimonianza viva della cultura produttiva del territorio.

Variante giornaliera ad anello “L’Acqua – Rifugio Pacini”, scarica la traccia GPX.

Tappa 5

Da Fossato a Gavigno

Faggete e castagneti avvolgono l’abitato di Fossato, borgo di pastori prima e successivamente fortificazione legata ai domini di Matilde di Canossa nell’XI secolo, situato da sempre in una zona di confine, dopo la dominazione dei feudatari Alberti il villaggio divenne nel XIII secolo un comune rurale autonomo. 

Il cammino attraversa boschi che un tempo erano animati dal lavoro stagionale di boscaioli e carbonai, popolazioni montane abituate alle migrazioni periodiche e alla vita nei borghi più remoti, come il paese abbandonato di Chiapporato, oltre il confine con l’Emilia-Romagna nel comune di Camugnano. Da qui raggiungiamo la sorgente del Brasimone, proseguendo poi lungo la linea spartiacque appenninica, dominata dall’inconfondibile profilo del Monte della Scoperta per poi rientrare in Toscana, nel Comune di Vernio, passando dall’Alpe di Cavarzano, antica zona di pascolo, transumanza e alpeggio per le greggi. Incontriamo poi la Fonte del Prete all’Alpe, e da qui proseguiamo verso il borgo di Gavigno.

Tappa 6

Da Gavigno ai Mulini del Carigiola

Gavigno ha un passato antico e fu borgo di confine la cui storia si è intrecciata dal 1338 con quella della famiglia Bardi di Vernio. Sorge in un ambiente naturale selvaggio e suggestivo, con le cascate che evocano scenari fiabeschi e dominato dal massiccio del Monte della Scoperta, oggi parte dell’area protetta Alto Carigiola – Monte delle Scalette. Il paese si affaccia sulla Val di Carigiola, con l’omonimo torrente, importante affluente del Bisenzio.

Le acque impetuose del corso d’acqua, non solo scavarono gole e crearono cascate quelle del Cigno Bianco, ma hanno alimentato numerosi mulini che costituivano un punto nevralgico per la vita della valle.

Tra questi, il Mulino di Genesio a la Centrale fu un sede di una centrale idroelettrica che portò l’energia nei borghi montani dell’Appennino negli anni Venti del Novecento, un vero evento pionieristico! Sotto l’abitato di Peraldaccio erano attivi il Mulino dei Marchi e il Mulino Azzini, specializzati nella macinazione di cereali e castagne, prodotti fondamentali per l’economia rurale locale.

Variante giornaliera ad anello “Gavigno – Molini del Carigiola”, scarica la traccia GPX.

Tappa 7

Da Gavigno al Centro Visite di Cantagallo

Da Gavigno, avvolto dalle cime di Monte delle Scalette, Poggio la Zucca, o il Monte della Scoperta, saliamo verso il Tabernacolo di Gavigno, di probabile origine settecentesca, riparo per i viandanti tra le valli del Bisenzio e Limentra.

Ci attende l’area più montuosa e selvaggia della provincia di Prato, tra foreste di faggio e boschi di latifoglie attraversati da mulattiere, testimoni silenziose degli antichi mestieri del bosco. i panorami sirincorrono dalla Val di Limentra ai boschi di Cantagallo tra Poggio Le Cattarelle, le Pescine e il Poggio Cicialbo.

I castagneti ci accompagnano verso il rio Ceppeta che ci porta nuovamente al Centro Visite di Cantagallo, dove si conclude il percorso della Via delle Fonti e dei Mulini.

 

Per organizzare al meglio il vostro cammino, si raccomanda di verificare preventivamente la disponibilità di strutture ricettive e/o di spazi idonei alla sosta e al campeggio.

Contesto di riferimento

L’attuale Riserva naturale Acquerino Cantagallo è l’area di maggior pregio naturalistico dell’Appennino pratese, parte della superficie montuosa che si pone a cavallo tra la valle del fiume Bisenzio e la valle delle Limentre.

Il territorio è ricco di acque, fonti e ruscelli (qui nascono le sorgenti del Bisenzio), con anguste valli d’erosione, pendici in forte pendenza e profondi solchi vallivi.

Il suolo è quasi interamente ricoperto da boschi di faggio e castagno, e spesso si incontrano esemplari arborei secolari e splendide serre di faggio collocate lungo crinali, sentieri o strade principali.

I borghi montani al confine della Riserva e toccati dal Sentiero sono piccoli centri che, se da un lato per via del loro decentramento possono risultare fuori dagli schemi classici turistici, dall’altro grazie a questo genere di iniziativa promossa da Publiacqua possono ritrovare centralità e attrattiva, indirizzando un nuovo sistema di turismo che riconnetta il territorio e lo valorizzi in tutta la sua interezza.

Lungo il sentiero, tra borgo e borgo, si ritrovano alcuni degli esemplari più suggestivi degli storici mulini che hanno caratterizzato la Val di Bisenzio per secoli: in Val di Bisenzio, infatti, i mulini, non sorgevano principalmente lungo l’asse centrale del Bisenzio – troppo soggetto a imprevedibili piene ed inondazioni – ma molto spesso sulle sponde dei suoi affluenti, a volte addirittura in gole o vallate dove d’inverno non batte mai il sole (come sulla Limentra, e sul Carigiola).

© 2025 Appennino Slow / Riserva Naturale Acquerino Cantagallo